16) Schopenhauer. Storia e filosofia.
Per A. Schopenhauer la storia rimane alla superficie, cura la
lunghezza e la larghezza, ma non scende in profondit come invece
cerca di fare la filosofia.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione,
secondo, 38 (vedi manuale pagine 133-134).

 Avendo la storia come suo specifico oggetto sempre soltanto ci
che  particolare, il fatto individuale, e, considerando questo
come ci che esclusivamente  reale, essa  proprio il contrario e
l'opposto della filosofia, la quale considera le cose dal punto di
vista generale e ha espressamente come oggetto il generale, che
permane identico in ogni particolare; perci in questo essa vede
sempre soltanto quello e riconosce come inessenziale il mutamento
della sua fenomenica manifestazione: philokatholou gar o
philosophos (generalium amator philosophus). Mentre la storia ci
insegna che in ogni tempo avviene qualcosa di diverso, la
filosofia si sforza di innalzarci alla concezione che in ogni
tempo fu,  e sar sempre la stessa cosa. In verit l'essenza
della vita umana, come della natura in ogni sua manifestazione, 
interamente presente in ogni momento, e ha bisogno quindi, per
essere conosciuta esaurientemente, solo dalla profondit della
comprensione. La storia per spera di sostituire la profondit con
la lunghezza e la larghezza: per lei ciascun momento  solo un
frammento, che deve essere completato con il passato, la cui
lunghezza per  infinita ed a cui poi si aggiunge un infinito
futuro. Su ci si fonda il contrasto tra le teste filosofiche e le
storiche: quelle vogliono spingersi in profondit; queste vogliono
raccontare sino alla fine. La storia mostra in ogni pagina sempre
la stessa cosa, sotto diverse forme: ma chi non la riconosce in
una o in poche, difficilmente ne giunger alla conoscenza anche
percorrendone tutte le forme. I capitoli della storia dei popoli
sono in fondo diversi solo per i nomi e per le date: il contenuto
propriamente essenziale  dovunque lo stesso.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 658-659.
